CoseCheVedoMaNonCiSonoMaiState


La vita è una conseguenza di noi stessi.

Siamo nel “mancato” ed in quel che ci manca.

Avevo sempre ipotizzato la riuscita di me stesso tramite “l’altra”, inteso come contenitore di sentimenti per il mio “Niagara” di passionalità sentimentale all’interno della connessione precisa che si crea tra un corpo, un pensiero ed un sentimento.

Ed ho fallito nel crederci quanto nell’averla costruita.

Nessuna colpa, per mia pietà concessa, ma almeno la cosciente lucidità di aver sopravvalutato me stesso, connesso in un involucro mai “troppo” abbastanza e mai abbastanza per esserne accolto.

Errori di (s)valutazione.

Errori merceo-(illogici).

Ho sentito parlare di “inizio-fine”, di “nessun perchè”, parole e lignaggi rivolti alle massime esponenziali dell’anti-criterio personale, e poi ancora “sentenze sentimentali”, parodie delle proprie esperienze nel tentativo di farmi sentire quell’umile uomo che continua ad amare senza più esserlo, ovvero un’oasi del “dare” senza mai più “ricevere”.

In poche parole tutti si sono (s)confessati con la frase tipica dell’attoruncolo puntuale alla battuta, ovvero “L’amore non basta”.

Ed allora penso alle parole di Concato “e se non posso amare così tanto e farmi amare, a cosa servirei?”

Fine-Inizio e direi con tutta la forza che ho che siamo sempre nel “principio”.

Scrissi un pò di tempo fa “Detta fu la Fine, la fine si chiamò per nome”.

Ed oggi ancora sono chiedermi come facevo già in qualche tempo addietro, quanto del mio amore è stato salvato per non “esserne” più contenitore, ovvero, quanto di questo mi rimane, in questo capitolo dell’invisibilità, della non-accetazione, quanto rimane dentro di me, e soprattutto a quale me stesso devo “lavare” la colpa di questo esser mai più amato?

Causa e rivelazione sono il processo per cui sto comprendendo molte cose adesso.

In realtà non è l’amore che non basta, sono le persone che non bastano all’amore.

Amore&Amare è il concetto ambiguo per cui si divide il rapporto in percentuali, tra il corpo chimico e l’irrazionale, la passione e l’illogica trazione al rifiuto.

Comprendo chi mi vuol bene, o chi vuol celarsi come tale, dove vengo in ognidove d’ognitempo nel trascorso fuori dalla mia assenza Nugolatipica, avvolto d’agape Whitmaniana, per tentar di togliermi dal carnevale del Regno della mia Mente, che ogni-quando maldestramente in piena lucidità Cioraniana, mi spiffera realtà geneticamente (s)modificate, per il godere del mio senso di colpa, cui attingo nello spessirsi di questi giorni autunni, primavere mancate.

E comprendo anche chi tenta di soffocare la mia empatia.

Nel primo caso con (com)passione smisurata a tanto tentativo, Vi guardo con tanto affetto e ringraziando certe “stelle” che illuminano piccole strade tortuose e mai (s)viste, d’aver incontrato dei piccoli sassi come me in cima alla diga.

Nel secondo caso, chi c’era e faceva parte di quell’evento che ormai stento a chiamarlo “amor (s)vissuto”, nella mia empatia vi porto comunque, anche se il vostro silenzio, kafkianamente vigliacco, vi toglie la responsabilità d’avermi voluto bene, non vi esclude dalla responsabilità d’avermi vissuto.

Ma si sa, ad ogni carnevale c’è sempre un’altra maschera che abbandona un viso, in cambio di qualche altro carnevale.

leon

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