Lo scorsi un pò di tempo fa, in un passato ormai fin troppo sottile per esser steso sulla velina di un ricordo.

Lo vidi in quel fremito d’aria campestre, mentre sui passi tenevo lo sguardo, quasi ad ipnotizzarmi per eludere il senso di fatica.

La colpa, la tua colpa, la colpa tua, nient’altro.

Vedere quel che non si può costruire intorno a te.

La colpa, la tua colpa, la colpa tua Leo Di Barlom.

Non vedere quel che non si vuole.

La colpa, la tua colpa, la colpa tua.

Questo è il posto della sacra solitudine, tra nervi, capelli e tende arancioni, e poi ricordi, ricordi e i ricordi.

La colpa di Leo D.B.

Ed allungai i passi e l’ipnosi divenne attenzione sui corrimano tra scale divelte due a due sulla corsa verso l’ultimo piano.

Sogno ed ancora sogno.

La colpa, è la colpa che ti rincorre viscida fin sull’ultimo gradino tra l’abisso e la paura.

La colpa si munisce d’ascia e ti scivola sulla gola sanguinolenta e madida di sudore. Orrore, le grida in fondo al corridoio, sui rintocchi crepuscolari che filtrano dai finestroni aperti.

Ricordi, i ricordi Leo D.B. i ricordi.

Come la colpa, la colpa di Leo D.B. che ha voluto vedere quel che non vedeva.

Che non ha voluto mai più perdonare.

La colpa.

Il miglior sicario notturno vestito di meraviglia e giocoleria.

E da qui trovai il posto dove mai più.

Bianco e perla, calma e seta.

Qui lo trovai.

Qui dove mai più.IMG_0442

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