Certe cose ti passano talmente da vicino che bruciano la pelle, ti macchiano i pensieri di un impuro desiderio di irreale. Certe cose sono talmente lente e taglienti che non senti neanche il dolore trapassarti, lo vivi con il protagonismo di un eroe impavido e lo metabolizzi con una collezione di sguardi insonni a dipingere il soffitto bianco. Certe cose ti spingono, ti travolgono, ti riempono e ti svuotano. Il motivo non esiste. Ed avere una lucida consapevolezza ed una percezione reale diventa sfiancante in certe occasioni, preferisco guardare ed osservare che provare ad immaginare. Preferisco avere nostalgia di un ricordo che avere il coraggio di vivere il mio istinto. Il mio istinto è un acido violento sulla mielina dei miei sensi. Scioglie qualsiasi cosa provi ad avvicinarsi. Vorace come la bestia avida di succo di vita. Il mio istinto è il mio salto temporale. L’indefinito raccontato con chi negli occhi ha troppo da raccontare dopo aver fatto una fuga memorabile da qualcosa d’invisibile e allo stesso tempo pericoloso, e certe cose ti fanno passare il sonno nel sogno, ed è in quel momento che rielabori la tua ingenuità, la tua genuina illusione di aver compreso realmente il concreto che si sgretola al lento venire del domani.

Questo domani che sembra così incontaminato e che invece ha già piazzato le sue piccole trappole, grazie alla nostra strumentalizzazione e pianificazione preconcetta.

E allora ci sarà domani a cui mi affaccerò come sempre, con il mio instancabile sorriso raccolto verso l’angolo della bocca e domani sarà un’altra occasione per ricordarmi di quanto sia stato bello oggi.

Certe cose, non vale la pena neanche di (de)pensarle.

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