Venti14.

L’origine di questo nuovo anno si scontrerà verso le ricorrenze.

Il Venti13 ormai è storia. Anacronistico simposio di ricordi. Vecchiezze temporali.

Non concedo a me stesso il “bis”. Gli sguardi s’incrociano, e mi duole dirti che non son più l’uomo che ero quando ti abitavo.

Non chiedere come sto, dovresti chiedermi “dove sto”.

Sono fuori dalle fila. Volteggio il mio esseruncolo con gli stessi jeans e le stesse magliette.

L’eleganza dell’etica la misuro col cuore. Tant’è che vorrei sparire mentre nel vederti ti scorsi nell’apparire tra le figure dei mercenari del sabato sera.

Le briciole per colmare le tue insicurezze eterne, vorresti passassero da me, ma ormai Io “mi sono” dimenticato. Dovresti farlo anche tu. In virtù di quel che ti ho dato, la mia vita, non rimane per te che il polverìo di un vecchio mobile coperto dal telo bianco.

E ti ho rivisto piccola come ti vidi la prima volta.

Bambina intrepida in preda alla voglia di avere un corpo e non di esserlo.

Non ti sorrisi, ma di questo poco importa.

Quel che importa è il futuro che non ho più necessità d’avere.

Adesso mi sento solidale con me stesso, considerato il mio percorso, e visto che non possiamo essere indipendenti e liberi da alcunchè.

Solidali con se stessi.

E’ il primo passo verso l’incantevole.

Verso l’incantevole me stesso.

Sorrido.

 

 

 

 

 

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