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C’eran due volte che in una volta soltanto trapassarono un giorno. Quel giorno di Sabato sera tra gli spigoli dei tavoli e gli sguardi, ti vidi tra la tesa del tuo cappello fiorito e le tue mani anti-smalto.

C’era la volta in cui quella stessa sera mi trovasti chino sul rolling del tabacco mentre saldavo i miei cinque minuti di tabagismo tra la lingua e la saliva. Mi dicesti il tuo nome mentre la Bodeguita suonava la musica tra il rumore del bicchierame e il dondolio del fosso.

C’era quella volta in cui ti presi la mano. C’era quella volta in cui mi desti la mano.

Ci son le volte che ti penso e mi chiedo se hai abbastanza da fare per non ricordarti di me.

Ci son le volte in cui so che parli di me ma io non ho niente da fare se non molto da dire e lo vorrei dire a te.

Ma ora che ci sei, e mi stai portando via, dovresti farmi piccolo e come ogni 26 Febbraio ricordarti che mi hai incontrato, inciampato, fatto cadere, risollevato e portato via.

C’era una volta ed un chissà che, se non in quel giorno che verrà e sarai di nuovo qui, tra il rumore del bicchierame e il dondolio del fosso.

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Categorie:CoseChePensoMaNonDico

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