L’immagine e l’immaginario. Come le forbici e la lametta. Si creano differenze e si differenzia il necessario senza necessità. Anche i sentimenti hanno i pixel e se ti avvicini troppo non vedi un bel nulla. La giusta distanza per una minore carenza, per una giusta cadenza.

Misure.

Misuriamo tutto, troppo.

La misura ci occorre per vivere e morire, per “il quanto” ed “il come” nella qualità del nostro vissuto. L’amore, il possesso, il dolore, la mancanza, la felicità, il divertimento, sono tutte misure. Millimetriche e pesantissime fasi che ci portiamo dentro per vivere, pensare ed amalgamare tutto, nel possibile delle 24ore, nei mesi e nei giorni successivi, negli anni che verranno. Poi arriva la pattumiera del passato. Un cestino di carta stretto ma profondo quanto basta per non uscirci quasi più. Quanto misura il passato? Nessuno lo esprime con certezza, d’altronde è un cestino, frugarci ci mette a disagio con il presente, che nella misura in cui è, è sicuramente diverso. Ed allora misuriamo ancora. La rabbia.

La benedetta rabbia, che pulsa nelle pulsioni, che esplode nel piccolo contenitore che abbiamo tra la pancia ed i polmoni ma che ancora non gli abbiamo dato un nome preciso. Però lo misuriamo, con la meteoropatia, con gli attacchi di impazienza.

La rabbia e l’impazienza vanno talmente a braccetto che la prima, ci divora partendo dalla testa e la seconda ci divora dai piedi.

Per far finire le “cose” misuriamo il nostro personalissimo Orient Express emozionale. Da dove parte? Quali fermate per un eventuale rifornimento di “impaziente rabbia”? La fortuna vuole che qualche volta sbattiamo in fondo al binario morto. Questo binario non ha nessuna provenienza certa. Ci sbattiamo e svoltiamo strada. Non possiamo misurarlo e questo ci costa tremendamente tanto. Ci costa l’inquietudine del “non so perchè”.

Nelle mie personali misure da 41enne millesimato al 2014, raccolgo per disgrazia la foto di una sera di qualche anno fa. Stavo bene? Stavo male? Lo ricordo? Non lo ricordo?

Ecco il mio binario morto.

Guardo la foto. Ed ancora sbatto sul binario morto.

Senza barba e coi capelli corti. Ecco questa è l’unica misura per cui il passato mi fa attingere la misura di quel che è stato.

Binario morto.

E adesso?

Adesso curo la mia barba ed i miei capelli senza tagliarli.

Misuro in attesa di un nuovo binario morto, che mi faccia cambiare strada nel momento in cui non misurerò più l’ontologia del mio tempo.

E adesso?

Pace&Amore e frittelle di risate.

 

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