Ad alta voce. Le parole escono come trucioli dal tornio del cuore. Scelgono la via più breve per caderti come lacrime controvento. Ad alta voce. Si schierano i ricordi in fila, e marciano sulla guglia dei ricicli mentali, ed ancora ad alta voce si sfaldano verso la discarica degli sputi. Ad alta voce mi accorgo solo ora dei tuoi occhi verdi, ma che dico verdi, i tuoi occhi son neri. Ma non credo neanche m’importi del colore dei tuoi occhi. Vedo quel che vedo tra le supposizioni della gente, tra i bisbigli di quel che vedono. Ad alta voce, mi dico, che ti dirò la verità, prima o poi, mentre razzolo tra i miei sguardi bassi, nel mio sentirti senza guardarti tra le viscere sanguinolente del Syrah. Ad alta voce, raccolgo le briciole dal tavolo e le confondo con la cenere delle sigarette, mentre ancora mi parli e mi dici cose nuove, miscuglio tra la tua voce e l’impasto amaro di quel che sto pensando prima di ogni tua parola. Ad alta voce, ti ascolto mentre mi tagli le vene col tuo sguardo di premura, ed in tutta questa novità del mio tempo che scivola e ti porta da me c’è perfino la primavera intorno a noi. A testa alta, calpesto le orme sui tuoi passi per non perdermi nemmeno un solo istante della tua presunzione a non esistere insieme a me. A testa alta frugo le tue spalle magre, nell’acido del freddume di questo Marzo umido di sterili luccichii stellari, ti ho visto per un attimo che mi osservavi mentre sorridevo sulle molle delle mie labbra. A voce alta ti chiamo per nome, ma sbaglio quasi sempre, tu mi ridi con gli occhi ed io rimango fermo.

Tu mi ridi con gli occhi ed io rimango fermo.

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