Io non sono nient’altro. Non c’è bisogno di specificare, la mia natura grezza dell’infrangersi delle pupille. Mi costa un desiderio ogni volta che ricompaio sullo specchio, mi guardo e cerco d’oltrepassarmi, di bypassarmi, di costringermi al flusso migratorio dei risvegli. Mi costa un desiderio ogni volta che rivedo l’8 mm della mia giornata, che trovo insulsa al solo pensiero di essere dove mai sarei voluto stare. La necessità è una condanna per quelli come me. Scrivo in questo ricettario di parole sperando che la stessa condensa evapori e si trasformi in musica. La mia. Mi rivedo nel recente passato e sono orgoglioso dell’uomo che ho lasciato. Si è lui l’eroe. Quello che ha accettato la sconfitta, la perdita e l’abbandono, l’eroe è lui, quello che si è messo seduto prima di rialzarsi ed ha teso la mano in cerca d’aiuto. L’eroe non voleva qualcuno che l’aiutasse a rialzarsi ma bensì, qualcuno che gli dicesse come fare. Questione di manovre, di sconvolgimenti, di trituramenti. Ed è passato l’inverno, come se fosse stato in una fila del macello, a morire mentre sapeva di morire. Non esiste la giustizia quando ti mettono in quella fila devi solo aspettare il tuo turno. L’eroe muore dopo l’uomo. L’uomo seppellì l’eroe tra la Bellana e i Piloni di Monopoli, lo gettò tra quei girasoli della Puglia e il profumo di cannella di Zante. L’eroe morì dove voleva morire. Da quel giorno l’uomo si caricò le spoglie, e ad ogni passo di questo nuovo percorso, lasciava al vento girelle di cenere. Io non sono nient’altro se non questo, e non c’è il ricatto del prendere o lasciare, non c’è la regola divina del desiderare. Non guardo alla finestra del futuro, e non m’importa delle parole rifatte e trite di nostalgia. Non m’interessano i rimpianti, i rimorsi e le attese più lunghe dell’esserci. Non m’interessano i consigli di chi sa molto degli altri e poco di se, preferisco arrendermi all’imperfetto che sono. Adesso so che l’uomo è quello che scrive. E per i lettori accaniti che leggeranno, si disilludano pure, amo molto l’eroe ma non più la spada che l’ha ferito a morte. Ma di tutto questo non devo provare a nessuno l’uomo che sono adesso, e quale eroe è stato, e non c’è santità nella parola eroe, non c’è significato d’eroismo. C’è molto altro, e c’è che nessuno è come me.

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