Ventiquattro d’Agosto


 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’aria strangola i polmoni, annegando il respiro tra il gelido bagnato e immerso dei miei piedi. Il freddo disegna col suo bisturi la mia schiena, solcando brividi e tremolii. Il mio silenzio slega pensieri e lascio che la corrente se li porti via. Non mi volto per vederne la discesa, lascio che la culla d’acqua li porti all’evaporarsi. Mi siedo sul cuscino verde e lascio che il futuro mi porti la fine di questo giorno nuovo. Il riflesso si specchia sui turbinii, segnali di luce solo per me. Quest’angolo di mondo potenzia la mia anima. Se non sapessi la felicità, oggi la chiamerei così.

 

 

RUISCELLO

 

 

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