Le scatole di cartone sono piene, numerate e contrassegnate. Ogni cosa al suo posto. La partenza è imminente e la mia vita anch’essa spremuta nel suo involucro pronta per il viaggio. Finalmente mi sento l’uomo che ho sempre voluto essere, e questa è la mia occasione per dimostrare a me stesso, che non solo l’ambiente circostante ma anche certe persone, hanno rallentato tantissimo il mio cammino. Mi travesto per un secondo da qualunquista e mi dico che se potessi tornare indietro sicuramente non mi dedicherei alle scelte che si sono rivelate dei fallimenti. I fallimenti tradotti in italiano spicciolo sono dei rallentamenti. Le cosìdette palle al piede del condannato ai lavori forzati. Non esiste colpa anche se il nostro inconscio ci bagna la spugna d’aceto e ce la da a bere.

Mi sento ricco di energia e francamente parlando questo posto lo faccio diventare segreto.

E in tutto questo, per te che non capirai, ti auguro tutta l’infelicità che desideri, perchè anch’io, come te, ho avuto la mia. Ho sempre fatto di tutto per differir la felicità alla ricerca del mio male. Sigmund mi darebbe una medaglia. Poi ho incontrato Hillman che mi ha dato una pacca sulla spalla, Lacan con un bello schiaffetto mi ha rimesso a posto, e Jung mi ha dato uno specchio per vedermi meglio.

Ecco sono pronto. Io vado e saluto. Mi aspetta un nuovo abitare, un nuovo percorso, un nuovo crederMi ancora.

 

 

 

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