Capperi e mondo vanno di pari passo sul bisbiglìo del sergente di farro che anche lui se avesse avuto un sasso oltre la manica si sarebbe salvato dal viaggio campestre fatto col sangue dei vertici bassi quasi rasoterra tanto bassi che la terra fumava come la scia d’una cometa che pareva un missile razzo distruttore su quel campo mezzo verde mezzo fango mentre il Capo d’Istria sorseggiava a bordo ring il passito e passato il passetto del pisciatoio fremeva il brivido dell’ultimo guitto di piscio una marea giallastra di solfiti tanti quanti sono i parassiti dentro le moquette delle soubrette che la Corvette sgommò velocemente come uno striscio di merda sulle mutande bianco gelide alabastro ‘sto colore strano tanto strano che non sembrava colorato ma sporcato d’un qualcosa oltresimile al muschio bagnato dalla felce colante questo orgasmo mattutino di rugiada bipolare controsenso del cortopasso quasi uguale forse gemello come il fratello del coltello che uccise il portinaio che aveva visto il fatto prima quello prima del misfatto forse una raggiro una truffa o magari non è morto forse solo bleffa passò a quel punto a sirene inarcate la pollizia immunicipale tutta intenta a contravvedere le contravvenzioni dei contraffatti che pedonavano la banchina mezza sporca mezza bianca di marmo simil grigio dal calcare dal salmastro del maestrale che picchiava sul mantello delle suore tutte chine a ombreggiare con l’educatore spirituale che prevedeva previsioni tante quante son le illusioni dei mondi già sognati in questo mondo così immondo che coltiva purezze di schifezze colorate mezze buone mezze vive per non dire che son tutte morte le trapelano d’un colore una sostanza che anche un pezzo di merda di gatto è un buon fritto di paranza parapaponzi ponzi pò.

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