Ho l’ombra negli occhi e il riflesso di queste mattine sbadiglianti, lente e assetate di ore, fatte coi minuti gocciolanti di silenzi.

Bruciano la mia pelle.

Dolore, ne sento abbastanza da sorridere per disorientare i miei nervi.

I miei occhi rivolti verso l’angolo di cielo tra la finestra e un muro bianco, neve di cemento e pittura.

Lascio che il mio corpo diventi morbido in questo oceano virtuale e nuoto tra la placenta dei sogni.

Ondeggiante goccia di sudore che scava la sua trincea ovunque mi bagni.

Ed io.

So(g)no.

L’assenza di me stesso.

Non servirà cercarmi.

Ormai sono ovunque.

Dalle stelle libellule di luce agli argini di me stesso.

Io.

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