La maglietta rossa e i pantaloncini blu


La maglietta rossa e i pantaloncini blu
(in memoria di Alan Kurdi)

Respira piano
e lascia che il sonno di questo mare ti copra i sogni
sogna la riva e respira piano
Aspetta
non svegliarti ancora
Aspetta che il mondo respiri come te
purezza immobile sui granelli di sabbia lucida
Aspetta
non svegliarti
respira e dormi
posa sul sogno il vero che mai il mondo ti porse
respira e dormi
e sogna la corsa sugli spruzzi della risacca
respira
dormi
non svegliarti ancora
aspetta questo tempo e questo mare
che placa la sua pelle sulla tua
in questo sonno per sempre sognato

Titolo niente


Alla volte

capita che

pure questo tempo

non sappia (proprio) di niente

tant’è (che)[ pure ]il mare

è [sia] sciapo

.

 

Il ritorno e le frazioni dei passi


Il mondo ha zampe corte e un collo lungo/tant’è che è un periscopio di fantasie/tutte quante che si rincorrono tra un sorseggio di Bramaterra e il profumo di limoni/Si muovono i passi verso l’ennesimo oltraggio/inconsapevoli benefattori con la buona fede che rasenta l’amor proprio/

Invece no/

Non avevo calcolato la dismisura dei ricordi/che hanno laccetti finissimi legati ai rimpianti/ma se si pensa per un attimo a quello che non siamo/a quello che dismettiamo di essere/i laccetti sono rompicapo assolti dall’inconscio

Micro fratture semi conduttrici di distruzione/questo sono i laccetti

Ma adesso che ricordo a passi avanti/non rimango più indietro sul passato/la felicità è l’orgasmo per eccellenza/ per durevolezza simile quanto un niente nell’umido del cuore in gola

E poi giù si sognano volti mai visti/mai viste nemmen le ombre/ mai visti e mai incrociati nemmen per caso/ nemmen per niente/Visi e facce non sono la stessa persona/ Ad ogni viso si vede un volto e per ogni faccia si ha la maschera/l’amaro del mondo sta proprio in questo disgusto/

Il mondo ha zampe corte e un collo lunghissimo/ a volerlo vedere occorre un altro mondo che Iddio non sà di esserne l’inventore.

Due x 2


L’oceano verde azzurro

dove m’immergo nell’iride

che guado fino alle pupille

tra i respiri e i piccoli soffi

e il profumo d’alito confetto

Le morbide voci

sussurrano ai desideri, completezza

eterno guardarvi tra i respiri e gli indugi

eterno vedervi

eterno ritrovarvi

L’oceano verde azzurro

risacca il tumulto dei piccoli cuori

immensi e immersi

tra le mani

nelle mani

L’oceano verde azzurro

dove il giorno inizia sempre

dove il giorno è mai finito

 

 

 

 

Essere Uomo


Nugola, 5 Luglio Venti15

L’atteggiamento è una piccola cosa che fa una grande differenza.

 

Si normalizzano devianze


Si normalizzano le devianze.
Questa società è un periplo di inetti avvezzi allo sciacallaggio.
L’infanzia non è più un periodo da vivere per i bambini, che devono essere ben oltre le aspettative adolescenziali.
Lo stadio dello sviluppo umano è sovrastato dal progresso sociale, la competizione è la forma mentis che crea autonomia.
Siamo nel vortice dell’automatizzazione dei sentimenti.
L’umano e l’umanità sono (s)finiti.
Il gioco è diventata una forma professionale e lo scherzo un atto impietosamente relazionato al bullismo.
I figli si sono trasformati in un’autorealizzazione
di genitori spersi e sperduti.
L’umano e l’umanità sono finiti.
Non si allena più la fantasia per l’immaginazione.
Senza immaginazione, è tutto finito.

Nessuno,


Nessuno, nessuno chiede di nascere. La vita ha un costo ed è viverla. Il resto è umanizzazione.

Appunto senz’appunto (La storia vera)


Capperi e mondo vanno di pari passo sul bisbiglìo del sergente di farro che anche lui se avesse avuto un sasso oltre la manica si sarebbe salvato dal viaggio campestre fatto col sangue dei vertici bassi quasi rasoterra tanto bassi che la terra fumava come la scia d’una cometa che pareva un missile razzo distruttore su quel campo mezzo verde mezzo fango mentre il Capo d’Istria sorseggiava a bordo ring il passito e passato il passetto del pisciatoio fremeva il brivido dell’ultimo guitto di piscio una marea giallastra di solfiti tanti quanti sono i parassiti dentro le moquette delle soubrette che la Corvette sgommò velocemente come uno striscio di merda sulle mutande bianco gelide alabastro ‘sto colore strano tanto strano che non sembrava colorato ma sporcato d’un qualcosa oltresimile al muschio bagnato dalla felce colante questo orgasmo mattutino di rugiada bipolare controsenso del cortopasso quasi uguale forse gemello come il fratello del coltello che uccise il portinaio che aveva visto il fatto prima quello prima del misfatto forse una raggiro una truffa o magari non è morto forse solo bleffa passò a quel punto a sirene inarcate la pollizia immunicipale tutta intenta a contravvedere le contravvenzioni dei contraffatti che pedonavano la banchina mezza sporca mezza bianca di marmo simil grigio dal calcare dal salmastro del maestrale che picchiava sul mantello delle suore tutte chine a ombreggiare con l’educatore spirituale che prevedeva previsioni tante quante son le illusioni dei mondi già sognati in questo mondo così immondo che coltiva purezze di schifezze colorate mezze buone mezze vive per non dire che son tutte morte le trapelano d’un colore una sostanza che anche un pezzo di merda di gatto è un buon fritto di paranza parapaponzi ponzi pò.

ZeroSei Luglio del Ventiquindici


L’atteggiamento è una piccola cosa che fa una grande differenza.

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